Lucian Dan Teodorovici – Circul nostru vă prezintă:

Il nostro circo presenta. Polirom, Iaşi  2007

Titolo originale: Circul nostru vă prezintă:

ISBN 973-46-0821-8

L’intento di questo romanzo è quello di descrivere l’assurda esistenza che noi tutti conduciamo, è l’evidente dimostrazione che il mondo è un circo.

LA TRAMA:

Il protagonista, un disoccupato sulla trentina di cui non si arriva mai a conoscere il nome, vive in un modesto appartamento al quinto piano di un condominio. Tra altre, insignificanti, attività come guardare la televisione e leggere riviste pornografiche, la sua routine quotidiana prevede il salire sul davanzale della finestra (provocando le reazioni dei passanti che gli gridano di non buttarsi di sotto o lo prendono per pazzo), in attesa dell’impulso suicida che, per quanto disperatamente desiderato, non arriva mai.

L’azione del romanzo si svolge nell’arco temporale di tre giorni. Il primo, dopo l’ennesimo tentativo di suicidio fallito, deciso a trovare un modo dignitoso di trascorrere la giornata, il nostro eroe esce di casa sperando che succeda qualcosa, una qualunque cosa. Incontra degli zingari sull’autobus, assiste alla crisi epilettica di una signora in una chiesa, ma non ancora soddisfatto, si dirige verso la stazione in cerca di una prostituta. Cammin facendo si imbatte in un giovane – identificato nel testo come “l’amico con le bretelle arancioni” – impiccatosi a una rotaia che sporge in modo bizzarro da una locomotiva. Il protagonista lo salva, così come i passanti in un certo senso hanno sempre salvato lui, e lo porta in una clinica dalla quale l’uomo con le bretelle arancioni esce sulle proprie gambe. I due si rincontrano in un bar di ferrovieri frequentato da prostitute: spinto dai commenti dei clienti ubriachi, il “neo-resuscitato” colpisce in testa con una sedia una delle passeggiatrici, lasciandola a terra in una pozza di sangue. Per la seconda volta, il protagonista salva l’uomo con le bretelle arancioni scampandolo alla furia dei ferrovieri e portandolo a casa sua.

Durante i due giorni successivi il lettore assiste alla rottura del protagonista con la sua amante non più giovanissima e impara a conoscere anche un terzo personaggio, un ex-teologo, altro “suicida professionista” che aspira a mettere fine ai suoi giorni prima cercando di contrarre una malattia mortale andando con le prostitute, poi comprando dieci litri di whisky nella speranza di finire in coma etilico. I tre sono degli “artisti del suicidio”, ognuno ha una maniera tutta sua di cercare di raggiungere l’estremo obiettivo.

Preoccupati che la prostituta lasciata a terra il giorno prima possa essere morta, i due nuovi amici cercano di scoprire i fatti. La preoccupazione aumenta quando si presenta la polizia a casa del protagonista: per fortuna non è a causa della povera ragazza lasciata nel bar in una pozza di sangue, bensì perché l’ex fidanzata è stata trovata morta in un fiume: lei, che non era certo pratica di suicidi quanto i personaggi principali del libro, ci era riuscita al primo intento.

Le pagine finali chiudono il cerchio: il protagonista incontra l’amico con le bretelle arancioni presso la locomotiva dove l’aveva visto la prima volta: il giovane gli propone di far finta di suicidarsi insieme, in modo tale che qualche ferroviere li salvi e li perdoni per aver picchiato la prostituta. La vera intenzione del ragazzo è quella di morire impiccato a fianco del protagonista, ma quest’ultimo, nel momento prestabilito, si toglie il cappio rifiutandosi di porre fine ai propri giorni: dopo l’ennesimo fallimento, mette giù il giovane con le bretelle arancioni e lo rianima. Il tutto si conclude con la risata isterica dei due che, dopo essersi svelati a vicenda la verità circa l’effettiva morte della prostituta colpita nel bar, non possono che amareggiarsi di fronte alla vita che conducono, una vita in cui tutto, perfino il suicidio, fallisce rigorosamente.

Il romanzo si conclude a pag. 194. Da lì in poi c’è una piccola raccolta di recensioni sul libro e sull’autore.

LO STILE:

L’andatura del romanzo è vivace, i dialoghi frizzanti e l’intera atmosfera molto ironica. A mio avviso, il mix di humor intelligente e allo stesso tempo assurdo, tristezza, grottesco e ridicolo si sposa bene con l’argomento del libro e con i tanti luoghi comuni circa il carattere vittimista dei romeni. Il tono è rilassato, come ha detto qualcuno, ricorda Tarantino per la “leggerezza” con cui sono esposti i fatti.

Lucian Dan Teodorovici è sceneggiatore, oltre che romanziere, e ciò si vede dalla forza dei suoi dialoghi, dalla semplicità delle descrizioni dello sfondo su cui si muovono i suoi personaggi, nonché dalla disinvoltura e dalla rapidità con le quali gli scambi di idee e pareri si alternano sulla carta. Il risultato di una scrittura così leggera e familiare è una spontaneità che dà ritmo alla lettura e che accompagna il lettore dalla prima all’ultima pagina.

I TEMI:

Il significato di questo romanzo è racchiuso nel primo dei numerosi flashback racchiusi nel libro, il momento in cui il protagonista ricorda il padre che una volta gli raccontò la storia – o forse la barzelletta – dell’uomo volante: un giorno arrivò in città un circo il cui manifesto diceva:

GRANDE SPETTACOLO!

IL NOSTRO CIRCO PRESENTA UN’ATTRAZIONE UNICA:

L’UOMO-UCCELLO!

UN GIORNO VOLA, L’ALTRO NO.

OGGI NON VOLA!

Gli eroi di Teodorovici sono, ciascuno a modo suo, degli uomini-uccello: un giorno volano, l’altro no; Oggi non volano! E qualunque lettore di media cultura/intelligenza capisce bene che non lo faranno mai. Imprevisti e fatti apparentemente normali e perfino allegri nascondono la profonda tristezza (quella famosa del pagliaccio?) di chi, più capisce la propria condizione di perdente che fallisce nella vita, fallisce anche nella morte. I ripetuti tentativi di suicidio che categoricamente vanno in fumo e spostano il tono del testo dal ridicolo al patetico fanno parte di un grande e cinico spettacolo messo in scena dai personaggi-marionette di cui lo scrittore tira i fili. La vita, e anche lo spazio urbano nel quale si incontrano questi “suicidi seriali”, è come un circo al quale l’autore assiste dalla platea. E i suoi personaggi hanno ruoli non da meno: sono ridicoli e grotteschi. Il grottesco, appunto, è il filo rosso di questo romanzo giacché la solennità che ci si aspetterebbe di incontrare in un testo sul suicidio, viene totalmente disattesa e catapultata nel burlesco. Il suicidio come stile di vita, in questa chiave libera dalla gravità che suole accompagnare il tema, non è altro che il tentativo di sfuggire a un mondo banale e soffocante, a volte addirittura noioso; e il fatto che il protagonista non riesca a portarlo a compimento, porta il lettore a pensare che egli sia apatico tanto quanto la vita di cui si lamenta.

Lontano dal voler risolvere un problema esistenziale di questa entità, Teodorovici cala il sipario mentre il protagonista e il suo “nuovo amico” ridono istericamente dopo l’ennesimo tentativo non riuscito: quale altra reazione umana potrebbe suscitare il circo, se non una risata capace di liberare gli animi – anche se pur solo per un momento – non solo dalla vita, ma anche dalla morte?

LA CRITICA:

Un romanzo […] molto ben scritto (cosa che difficilmente si riscontra negli scrittori giovani), corretto, che si legge tutto d’un fiato, dai dialoghi spumeggianti.

M. Chivu, “Terapia prin sinucidere”, 22, 705, 9-15 settembre 2003

Dopo cinque libri e innumerevoli contributi pubblicistici, Lucian Dan Teodorovici è riconosciuto come uno dei più rappresentativi scrittori della nuova generazione.

D. Cristea-Enache, “Trei sinucigaşi”, România Literară, 7, 22 febbraio 2006

Circul nostru vă prezintă: è un romanzo riuscitissimo, scritto con una maturità che non ci si aspetterebbe da un giovane, con un soggetto incitante e uno stile privo di tendenze mirabolanti. […] In questo libro non troverete toni abbattuti né infinite discussioni filosofiche sul suicidio. Molti passaggi sono comici o grotteschi: è un testo sereno, vivace.

C. Rogozanu, “Suiciderea, un mod de viaţă”, Evenimentul zilei, 22 novembre 2003

Duecento pagine di circo cento per cento romeno e romanzesco scorreranno davanti ai vostri occhi in questo spettacolo riuscito, sconsigliato ai pensionati malati di cuore, consigliato invece a tutti coloro che desiderano gustare una porzione di vita preparata in modo un po’ speciale, secondo una ricetta originale, aromatizzata con novantanove spezie estremamente piccanti.

A. Ionescu, Academia Caţavencu, 16 dicembre 2003


Saggio di lettura in italiano (traduzione dal romeno di Ileana M. Pop)