Moldavo sì, moldavo no…

by Ileana on febbraio 7, 2011

Ieri sera, dopo aver salutato per l’ennesima volta Cagliari e aver aspettato 5 ore che partisse il mio aereo per Madrid, stanca morta ma pronta comunque a lavorare – perché per un traduttore le domeniche non esistono – accendo il computer, apro il programma di posta e, tra i messaggi dell’inbox, trovo un’e-mail –  come dire? – a dir poco bislacca.
Non riporterò il nome di chi l’ha scritta prima di tutto perché non conosco questa persona (presentarsi evidentemente non va più di moda). Poi perché è sempre più fair dire il peccato ma non il peccatore.
Eccola per intero (no, non ho omesso la formula di saluto iniziale. Non c’era.):

Scusi, ma lei non traduce dal rumeno? Perché allora ha tradotto la Corobca, che è moldava ? Non l’ho letto ma mi sembra una mancanza di rispetto verso la lingua moldava, che dovrebbe essere affrontata da persone esperte. Allora ha ragione il professore quando dice che l’unica speranza è che riprendano a scriverla in cirillico così i rumeni si daranno una calmata? Allora noi giovani che studiamo a fare? A ognuno le sue lingue, ci sono tanti autori rumeni da tradurre!

Saluti,
Tizia

E io che pensavo di averle già sentite tutte! Mancanza di rispetto? A parte il fatto che io traduco anche da altre lingue e che non avrei problemi a lavorare, che so, su un romanzo scritto in romeno da un cittadino cinese… A parte il fatto che conosco di persona l’autrice e che nelle lunghe ore che abbiamo trascorso insieme non abbiamo avuto alcun problema di comunicazione… Che delusione, che dispiacere. Non per me, certo, io non sento di aver commesso sacrilegi di alcun tipo – tralasciamo anche che metà della mia famiglia è moldava, che capirei il moldavo anche se scritto in cirillico così come i serbi capiscono la loro lingua sia che la scrivano in cirillico sia che la scrivano usando l’alfabeto latino, ma sottolineiamo che qui non si pone il problema perché questo libro è scritto in romeno (!!) anche se da un’autrice moldava, che è stato pubblicato da una casa editrice romena e non moldava, per il pubblico romeno, e soprattutto che il moldavo è una variante della lingua romena che si discosta da essa oserei dire meno dell’italiano degli altoatesini da quello dei calabresi –  che dispiacere, dicevo, quanta amarezza!  «Noi giovani che studiamo a fare?»: be’, l’ideale sarebbe studiare, ecco, e non perdere il tempo a scrivere e-mail come questa e a lasciarsi strumentalizzare… tanto per cominciare. Tanto meno prendere per oro colato le parole di un professore che dice «che l’unica speranza è che riprendano a scriverla in cirillico così i rumeni si daranno una calmata». Come se imparare un nuovo alfabeto fosse la cosa più difficile del mondo! Come se gli annosi problemi di questo Paese si potessero risolvere con misure così anacronistiche!
Ma che discorsi sono?
Non apro discussioni sulla lingua moldava, sul fatto che, per quanto sia vero che esistono delle differenze tra quest’ultima e il romeno essa è comunque una varietà della lingua romena, sull’Academia de Ştiinţe a Moldovei che non fa mistero del fatto che preferisce parlare di lingua romena e non di lingua moldava e che la legge moldava conferma l’identità linguistica moldo-romena,  sui tentativi dei russofili di ripristinare il cirillico o sul fatto che mi sembra giusto si lotti per un’identità linguistica e culturale che, spero, prima o poi arriverà… ecco, mettendo da parte tutto questo: che traduttori produrranno le nostre università? Che persone produrranno le nostre università? Chi saranno i nostri futuri colleghi… sempre che – visto il modo in cui si affacciano alla professione – arrivino mai a diventarlo?

No, non le ho ancora risposto. La mia diplomazia è in sciopero!