Da Torino a Bucarest

by Ileana on giugno 4, 2010

Non mi sembra vero che sia passato tanto tempo dall’ultimo aggiornamento. Il Salone del Libro di Torino è bello che finito e, tra una cosa e l’altra, ho lasciato la mia cara casetta per dare inizio a questa nuova avventura bucarestina.
Ho vinto una borsa di studio dell’ICR, una residenza per traduttori professionisti durante la quale porterò a termine la traduzione di Caiet de desen di Adrian Chivu, che verrà pubblicato nel 2011 dalla casa editrice cagliaritana Aìsara.

Ma andiamo con ordine:

Torino 2010

Che dire? È stata un’esperienza meravigliosa, ancora più ricca rispetto a quella dell’anno scorso. È stata l’occasione perfetta per consolidare rapporti personali e professionali, per conoscere e rivedere amici e colleghi traduttori e scrittori.

Ho finalmente abbracciato lei, Nora Iuga, un’autrice che venero, una persona stupenda, poetessa, traduttrice e scrittrice in continuo movimento. Ho rivisto – e con enorme piacere – Dan Lungu, Ioana Nicolae, Filip Florian e Călin Torsan e conosciuto Nichita Danilov, Dinu Flămând, Cezar Paul-Bădescu, Radu Ţuculesu, Alina Darian, Marius Chivu e Stela Lie.

L’ICR, nella persona di Monica Joiţa, e il Cennac romeno mi hanno invitato a partecipare alle loro iniziative con mie traduzioni e così hanno visto la luce brani tratti da Sexagenara şi tânărul (La sessantenne e il giovane) di Nora Iuga, Cum să uiţi o femeie (Come dimenticare una donna) di Dan Lungu, Medgidia, oraşul de apoi (Medgidia, la città dopo la città) di Cristian Teodorescu, Trimisul nostru special (Il nostro inviato speciale) di Florin Lăzărescu e Fata din casa vagon (La ragazza della casa-vagone) di Ana Maria Sandu. Posso solo sperare che qualche coraggiosa casa editrice italiana decida di puntare su qualcuno di questi autori!

Bucarest 2010

Da fine maggio mi sono insediata in un piccolo monolocale nel centro di Bucarest: ultimerò la traduzione di Caiet de desen di Adrian Chivu e riprenderò il mio personalissimo rapporto di amore e odio con questa città da dove l’avevo lasciato l’ultima volta.